In un contesto che è sempre meno nazionale e più internazionale, può capitare facilmente ormai acquistare (o vendere) un’auto oltre confine. Ecco tutto quello che c’è da sapere per nazionalizzare un veicolo in modo sicuro, facendo il punto con l’aiuto di uno che se ne intende, Massimiliano Luinetti.

Esperienza e preparazione


Ci sono certe pratiche automobilistiche che spaventano sempre un po’, più che altro per il percorso farraginoso o per l’incertezza dell’esito che si potrebbe ottenere come “autodidatti”. Per esempio, immatricolare un veicolo storico acquistato all’estero o, viceversa, vendere un veicolo all’estero, esige un minimo di esperienza e preparazione.

Il veicolo storico deve avere almeno vent’anni per essere immatricolato


La cosa più importante è che il veicolo abbia almeno vent’anni di costruzione per essere immatricolato. Poco importa la provenienza, europea o extra-europea, e paradossalmente persino la documentazione del veicolo non è così fondamentale (a patto che, se presente, sia in regola), perché praticamente si può immatricolare tutto (o quasi), se in perfetta efficienza e in regola col Codice della Strada vigente.

Attenzione alle auto con meno di vent’anni

Attenzione però, prima di affrontare un passo nell’acquisto di un veicolo storico all’estero, sarebbe sempre bene confrontarsi con la propria persona o agenzia di fiducia, basta uno squillo dopo tutto. Se per esempio si va in vacanza negli USA e ci si invaghisce di una Jeep Wrangler del 2005, sarà in questo caso impossibile immatricolarla come veicolo d’interesse storico in Italia, per via dell’età e perché deve
rispettare le norme antinquinamento
.

Se il veicolo storico è europeo è più facile immatricolarlo

Se il veicolo storico proviene da Paese Europeo, è sicuramente più facile la nazionalizzazione perché i documenti presenti sono bene o male standardizzati con quelli Italiani. Se il veicolo storico proviene dagli USA o dalla Svizzera, sarà solo leggermente più complesso immatricolarlo e quanto meno potrebbero servire i documenti di sdoganamento e un atto di vendita autenticato nel luogo d’acquisto.

Ogni auto storica fa caso a sé

Ogni auto storica comunque fa caso a sé: ogni pratica deve essere studiata e condivisa per mirare a raggiungere l’esito positivo, ovvero ottenere le targhe. Importante per procedere è poi che il titolare dell’autoveicolo storico acquistato sia iscritto ad almeno uno dei cinque enti storici riconosciuti dal Codice della Strada, ovvero ASI, Registro Storico Fiat, Alfa Romeo, Lancia e FMI per le moto.

Occhio alle auto modificate

Occhio alle auto non originali. Nel campo delle fuoristrada, in particolare, bisogna stare attenti ai “taroccamenti” cui di solito questi veicoli vengono sottoposti. Occhio quindi in fase di acquisto: le modifiche non sono mai gradite agli ingegneri della motorizzazione e più che altro il numero di telaio deve riferirsi assolutamente a quel tipo di motore: se una Jeep Renegade prevede per esempio un motore 5.0 per capirsi, sarà impossibile nazionalizzarla se sotto il cofano vi è un 6.0 o un Diesel.

Tracciabilità di provenienza e dispositivi di sicurezza a norma Europea (E)

Poi si consiglia sempre di conservare un minimo di tracciabilità, ovvero sapere almeno da chi è stato acquistato, in mancanza di documenti. Una volta in Italia, per essere immatricolata l’auto va adeguata agli standard italiani, quindi presenza di frecce laterali e frecce non rosse posteriori se proveniente dagli USA, tanto per capirsi. Per quel che riguarda le cinture di sicurezza, l’importante è che siano di tipo omologato e lo stesso vale per l’illuminazione e tutti i principali sistemi di sicurezza. Per quanto riguarda le cinture di sicurezza, prima del 1977 non erano obbligatorie, dopo il 1977 invece si. Insomma, tutti i dispositivi presenti devono essere omologati.

Se è prima del 1960…

Lo “scoglio” più importante è l’anno di immatricolazione del veicolo. L’anno di spartizione è il 1960. Se il veicolo è stato immatricolato prima del 1960, entra in gioco il CPA, ovvero il Centro Prove Autoveicoli. Rispetto al consueto collaudo in motorizzazione che può essere effettuato per le auto con prima immatricolazione dal 1960 in poi, questo è solo un po’ più complicato, più che altro perché il veicolo deve essere trasportato in un apposito luogo dove poter eseguire tutte le prove specifiche del caso. Per questo tipo di collaudo, è competente il CPA della provincia.


All’atto pratico…

I tempi per immatricolare un veicolo storico estero in Italia possono variare da circa 2 a 6 mesi, a seconda della complessità del singolo caso. Difficile e delicato parlare di costi, poiché ogni agenzia fa caso a sé e in termini di libero mercato ognuno può richiedere la cifra che ritiene opportuna per la propria prestazione professionale. In linea di massima, si può partire da un minimo di 500 euro in su per un servizio base base: per esempio, il titolare del veicolo storico da immatricolare prepara tutta la documentazione che serve per poi consegnarla all’agenzia che pensa solo alla pratica di immatricolazione, senza seguire il cliente in sede di collaudo o qualsivoglia altra attività.

Tra venti e trent’anni si paga l’IPT

Con questa ipotetica cifra minima, in altri termini, l’agenzia fa meramente da “passacarte”. Poi c’è da considerare l’età del veicolo. Se la vettura è ultra-trentennale, si usufruisce di agevolazioni fiscali ben più interessanti di quelle che si possono ottenere con un veicolo di età compresa tra venti e trenta anni. In quest’ultimo caso, infatti, l’Imposta Provinciale di Trascrizione (IPT) si calcola in base alla potenza effettiva del veicolo, proprio come nel caso di un passaggio di proprietà di una qualsiasi autovettura non storica.

In fase di collaudo, il veicolo deve funzionare “come da nuovo”

In fase di collaudo, il veicolo non solo deve essere in perfetta regola con il Codice della Strada vigente, ma anche in stato di perfetta efficienza e sicurezza di marcia a livello di meccanica e carrozzeria. Insomma, proprio come in sede di revisione, meglio si presenta, più è facile superare le prove tecniche eseguite dagli ingegneri preposti. Per eseguire questo tipo di pratiche, si consiglia sempre di rivolgersi a un’agenzia che si occupi espressamente di veicoli storici, più che altro per un motivo d’esperienza. Non tutte le agenzie sanno occuparsi di queste particolari pratiche.

Le limitazioni

Per essere guidati con patente B, le auto storiche da immatricolare non devono superare 35 quintali a pieno carico e, qualora previsti dall’origine, non possono trasportare più di 9 passeggeri compreso il conducente. Per esempio uno Steyr Puch Pinzgauer nasce con 10 o 14 posti, ma se si vuole rientrare nei limiti della patente B, bisogna omologarlo per forza 9 posti al massimo. Se il veicolo storico acquistato all’estero era omologato autocarro, lo si può riportare facilmente autovettura, se qui in Italia è previsto che esistesse in tale configurazione. Tutto dipende da cosa prevede il Certificato di Rilevanza Storica e comunque per le casistiche particolari è sempre bene confrontarsi con la propria agenzia di fiducia.

Accessori aggiuntivi

In caso si vogliano omologare accessori aggiuntivi, come per esempio il gancio di traino, anche in questo caso dipende molto dal Certificato di Rilevanza Storica o dalla documentazione estera in possesso. Nell’eventualità, l’accessorio come il gancio di traino si può installare sempre successivamente. Pneumatici: volendo è possibile omologare anche più di una misura. Per una sicura nazionalizzazione del veicolo, vale infine sempre il principio di rispettare scrupolosamente le caratteristiche base del veicolo.

Vendita all’estero


Cosa succede se invece bisogna vendere la propria auto d’epoca all’estero? Purtroppo la procedura di radiazione per esportazione si è un po’ complicata a partire dal 2014. Questa non può più essere eseguita subito prima della vendita del veicolo in Italia, poiché ora bisogna dimostrare che il veicolo venduto sia stato prima immatricolato all’estero. Non solo, ora l’autovettura che deve essere venduta all’estero deve presentare sul libretto una revisione di al massimo 6 mesi, altrimenti il problema si può aggirare con la perdita di possesso delle targhe. Quindi, di fatto, bisogna cedere i documenti originali del veicolo all’acquirente straniero, sulla fiducia. Poi sarà sua cura, una volta immatricolato il veicolo, spedire indietro la dimostrazione di avvenuta pratica, per permettere al venditore di radiare le targhe italiane. Se invece il veicolo viene esportato in Paese extra-comunitario, è sufficiente copia dello sdoganamento per eseguire la cancellazione qui in Italia.


Informazioni: chi è Massimiliano Luinetti, colui che sa come muoversi…

Massimiliano Luinetti è il titolare dell’Agenzia di pratiche automobilistiche “Nero su Bianco”, situata a Cesate in Via Trieste 24, CAP 20020, tel. 02 99065184, mobile 339-8084835. Da vero appassionato di auto storiche quale è, Max ha cominciato l’attività un po’ per gioco nel 2000, quando da solo è riuscito a reimmatricolare una Steyr Puch Haflinger demolita di un suo vicino di casa. Nessuna agenzia a cui si era rivolto voleva reimmatricolare questa vettura, nonostante lui avesse speso un patrimonio per renderla perfettamente efficiente. Quindi ha perso giornate in ufficio per raccogliere tutta la documentazione possibile per poi presentarsi al collaudo, superarlo e scegliere addirittura la targa personalizzata per il proprio mezzo (bastava saper attendere…). Una volta immatricolata, ha pensato che dopo tutto non sarebbe stato un brutto lavoro, poiché “in fin dei conti sei in contatto con veicoli belli e particolari”. Così, Max ha deciso di aprire l’agenzia “Nero su Bianco” per… pratiche complicate.